
In sessant’anni di attività, Fondazione AIRC ha investito oltre 2,5 miliardi di euro nella ricerca oncologica contro il cancro. Solo per il 2026, il nuovo impegno ammonta a 142 milioni di euro: un “tesoretto” per sostenere 779 progetti e borse di studio, ospitati da circa 100 istituzioni in prevalenza pubbliche, destinati a cinquemila ricercatori coinvolti nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura del cancro.
Il loro impegno è dimostrato dai numeri. Oggi circa il 50% delle persone che riceve una diagnosi di tumore può guarire, mentre negli ultimi dieci anni la mortalità per cancro in Italia è diminuita del 9% circa. Il nostro Paese continua a registrare tassi di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi superiori alla media europea nelle forme tumorali più diffuse: il carcinoma della mammella (86% contro 83%), del colon-retto (64,2% contro 59,8%) e quello del polmone (15,9% contro 15%).
Il progetto sulle metastasi epatiche
Tra i progetti più ambiziosi sostenuti da AIRC c’è quello coordinato dalla professoressa Chiara Bonini, responsabile dell’Unità di ematologia sperimentale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinaria di Ematologia all’Università Vita-Salute San Raffaele: “È un programma collaborativo di durata settennale, giunto ora alla sua ultima fase, che affronta uno dei fronti più critici e meno esplorati della malattia: le metastasi, in particolare quelle epatiche, causate da due tumori molto diversi per frequenza e gravità: il carcinoma del colon-retto, tra i più comuni, e quello del pancreas, tra i più aggressivi e difficili da trattare. Invece di limitare l’analisi al classico confronto tra tessuto sano e tessuto malato, abbiamo scelto di osservare come due tumori così diversi si comportano nello stesso organo, il fegato, per capire meglio in che modo il carcinoma interagisca con l’ambiente che lo ospita e lo trasformi a proprio favore”.
Il progetto, sviluppato all’interno del San Raffaele grazie alla collaborazione di 18 gruppi di ricerca tra clinici, immunologi, chirurghi e specialisti in terapia genica, ha portato alla creazione di una biobanca con oltre mille campioni da pazienti con metastasi epatiche. “Le analisi mirano a individuare bersagli molecolari su cui intervenire con terapie innovative”, spiega Bonini. “Tra queste, cellule T ingegnerizzate in laboratorio per riconoscere e colpire il tumore, ma anche strategie di terapia genica in vivo, capaci di agire direttamente sul tessuto malato. I prototipi terapeutici più promettenti sono stati testati in modelli preclinici e ora il gruppo si prepara ad avviare i primi studi sull’uomo. Oggi alcune CAR-T, nate anche grazie a finanziamenti AIRC, sono già entrate nella pratica clinica per il trattamento di tumori del sangue, come linfomi e leucemie, e vengono studiate in nuove applicazioni contro i tumori solidi”.
L’ecosistema scientifico nazionale
L’impegno della Fondazione non si esaurisce nel sostegno a singoli progetti. Contribuisce, infatti, a costruire un ecosistema scientifico su tutto il territorio nazionale, una “Fondazione Paese” capace di mobilitare società civile, comunità scientifica, imprese e istituzioni per trasformare i progressi della ricerca in benefici concreti per i pazienti.
“I nostri ricercatori si interrogano sulle componenti genetiche e metaboliche alla base dell’insorgenza e della progressione del tumore, sulla rilevanza di nuovi bersagli e approcci terapeutici e diagnostici e su come abbattere la resistenza a terapie consolidate e promuovere risposte efficaci a terapie di nuova generazione”, conclude Anna Mondino, direttrice scientifica di Fondazione AIRC, il principale ente privato di finanziamento della ricerca oncologica indipendente in Italia.
“I progetti che sosteniamo fanno uso o prevedono lo sviluppo di tecnologia avanzata e di approcci guidati dall’intelligenza artificiale per lo studio dei pazienti e il disegno di terapie personalizzate. L’attribuzione del finanziamento tiene conto della maturità dell’idea e del profilo scientifico di chi lo propone ed è basata su valutazioni meritocratiche e competitive, condivise dalla comunità internazionale e affidate a revisori indipendenti. Il nostro obiettivo è generare, tramite la ricerca, nuova conoscenza, declinabile in speranza e opportunità concrete di prevenzione e cura per la comunità”.
La prevenzione: 4 tumori su 10 è evitabile
Numerosi studi hanno dimostrato che il 40% circa dei nuovi casi di tumore è potenzialmente prevenibile attraverso sane abitudini: non fumare, praticare attività fisica, scegliere un’alimentazione varia ed equilibrata in linea con la dieta mediterranea, non bere alcolici, aderire alle vaccinazioni e agli screening raccomandati per la diagnosi precoce.
Corriere della Sera
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