
In questo articolo:
• Invecchiamento globale e salute cerebrale
• Lo studio sulla dieta MIND
• I risultati: meno invecchiamento cerebrale
• I meccanismi protettivi della dieta MIND
• Cosa mangiare per proteggere il cervello
• Differenze tra dieta MIND e mediterranea
Invecchiamento globale e salute cerebrale
La dieta MIND potrebbe rallentare l’invecchiamento cerebrale, secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry. Gli scienziati sospettano da tempo che quello che mangiamo influisce sulla salute del nostro cervello, un tema cruciale in una popolazione globale che invecchia rapidamente. Secondo le proiezioni ONU 2024, entro la fine degli anni 2070 le persone con più di 65 anni arriveranno a circa 2,2 miliardi e supereranno numericamente i minori di 18 anni, mentre già a metà degli anni 2030 gli ultra-ottantenni saranno più numerosi dei neonati. Malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson sono destinate a rappresentare una sfida crescente per la salute pubblica. Poiché i trattamenti curativi restano a oggi limitati, le strategie preventive mirate ai fattori di rischio modificabili, tra cui l’alimentazione, diventano centrali per ridurre il rischio di neurodegenerazione e vivere una longevità più in salute.
Lo studio sulla dieta MIND
Per capire il legame cibo-cervello, uno studio osservazionale ha analizzato l’associazione tra aderenza alla dieta MIND, un modello alimentare pensato per la salute cerebrale, e cambiamenti strutturali del cervello nel lungo periodo. L’analisi ha coinvolto 1.647 adulti di mezza età e anziani, seguiti per circa 12 anni con valutazioni dietetiche ripetute e risonanze magnetiche cerebrali.
I risultati: meno invecchiamento cerebrale
I ricercatori hanno osservato che ogni aumento di tre punti nel punteggio di aderenza alla MIND si associava a una perdita di materia grigia più lenta del 20,1%, pari a circa 2,5 anni in meno di invecchiamento cerebrale rispetto a quanto atteso per l’età. Allo stesso tempo, era più contenuta anche l’espansione dei ventricoli laterali, gli spazi pieni di liquido che tendono ad allargarsi quando il tessuto cerebrale si riduce, con un effetto paragonabile a circa un anno di ritardo nell’invecchiamento strutturale. I risultati più favorevoli emergevano soprattutto per i frutti di bosco e il pollame, mentre un consumo più elevato di dolci e cibi fritti coincideva con una maggiore riduzione del volume dell’ippocampo, la regione di memoria e apprendimento.
I meccanismi protettivi della dieta MIND
“Le ipotesi principali riguardano tre aspetti: infiammazione, salute dei piccoli vasi cerebrali e plasticità neuronale. Diete ricche di zuccheri raffinati e grassi saturi sono associate a segnali pro-infiammatori, mentre alimenti tipici della MIND, come frutti di bosco e verdure a foglia verde, apportano composti bioattivi con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie”, spiega Sofia Lotti, biologa nutrizionista e assegnista di ricerca al Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze.
“Modelli come la MIND o la mediterranea favoriscono anche un miglior controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, con possibili benefici per la microcircolazione cerebrale. Alcuni nutrienti, inoltre, sono stati collegati a processi che aiutano i neuroni a mantenersi e a creare nuove connessioni”.
Cosa mangiare per proteggere il cervello
La domanda sorge spontanea: cosa ci protegge a tavola? “MIND e mediterranea condividono alcuni tratti di fondo, come l’alto consumo di alimenti vegetali, la buona qualità dei grassi e il basso apporto di zuccheri aggiunti e grassi saturi. Alcuni alimenti compaiono con maggiore frequenza, come verdure a foglia verde e frutti di bosco, ma anche pesce, frutta secca e olio d’oliva. Anche legumi e cereali integrali possono contribuire a controllare glicemia e salute cardiovascolare, fattori legati all’invecchiamento cerebrale”, conclude l’esperta. “Accogliamo queste preziose informazioni, ma quello che conta è soprattutto la dieta nel suo insieme e nella sua continuità, mangiare poco e un po’ di tutto, non esistono superfood”.
Differenze tra dieta MIND e mediterranea
Le diete MIND e mediterranea sembrano gemelle e possono confondere le idee su come mangiare, ma in realtà nascono con obiettivi diversi, pur avendo molti punti di contatto. “La dieta mediterranea rappresenta un modello alimentare complessivo, storicamente associato a una riduzione della mortalità e del rischio cardiovascolare. Include un’ampia varietà di alimenti e pone l’accento su equilibrio, stagionalità e prevalenza di fonti vegetali”, chiarisce Lotti.
“La MIND, invece, restringe il focus e attribuisce più peso ad alcuni gruppi alimentari per i quali esistono evidenze epidemiologiche più dirette in relazione al declino cognitivo. È il caso, per esempio, dei frutti di bosco, che nella MIND hanno un ruolo specifico e non facilmente sostituibile con altri tipi di frutta. Inoltre introduce limiti più stringenti per categorie considerate potenzialmente dannose per il cervello, come dolci e cibi fritti, andando oltre l’approccio più generale della dieta mediterranea”.
CORRIERE_DELLA_SERA_12042026-1