
Agatha Christie è universalmente conosciuta come la regina del giallo, autrice di enigmi impeccabili e trame che hanno affascinato generazioni di lettori. Ho iniziato a leggerla da adolescente e l’ho collezionata tutta, amando anche romanzi meno noti come L’uomo vestito di marrone o Sono un’assassina?.
Con oltre due miliardi di copie vendute e traduzioni in più di cento lingue, è l’autrice di narrativa più letta al mondo. Ma dietro l’efficienza della struttura narrativa e l’apparente neutralità del gioco intellettuale si cela un altro aspetto, spesso trascurato: una concezione della giustizia implacabile, punitiva, a tratti quasi reazionaria, che attraversa in profondità la sua opera.
La favola nascosta dietro l’enigma
Molti critici, tra cui Nicolas Bareït, docente di Diritto privato e scienze penali, Università di Pau e della regione dell’Adour (UPPA) che ha scritto proprio di questo, suggeriscono di rileggere i suoi romanzi non solo per godere ancora una volta della suspense, ma per cogliere il retroscena ideologico che li sostiene, quella che Michel Foucault definiva “l’arrière-fable”, la favola nascosta dietro l’enigma.
Christie non racconta solo delitti: racconta un mondo dove l’ordine sociale è fragile e dove il crimine rappresenta una rottura che dev’essere riparata attraverso un atto di giustizia severo e definitivo.
La giustizia “retributiva”
La sua è una giustizia “retributiva”, nel senso che non punta alla rieducazione del colpevole ma alla compensazione: il male si espia con altro male, la sofferenza della vittima trova bilanciamento solo nella sofferenza del colpevole.
Gli investigatori come giudici supremi
I suoi investigatori incarnano questa visione. Hercule Poirot, metodico fino all’ossessione e profondamente vanitoso (soprattutto quando gli si chiede se è belga o francese), agisce come una figura onnisciente e giudicante, quasi un Dio Padre armato di logica.
Miss Marple, dietro la maschera della vecchietta gentile, è in realtà l’incarnazione di Nemesi, la dea greca della vendetta, e non di Tèmide, la dea della giustizia imparziale: osserva, ascolta, giudica e punisce, senza esitazione. In questo universo, i tribunali umani sono spesso inefficaci, le procedure legali insufficienti, la verità difficilmente raggiungibile attraverso il diritto. Serve quindi una giustizia “superiore”, extragiudiziaria, che punisce laddove lo Stato fallisce.
Il prezzo del sangue
Non è un caso che Agatha Christie fosse una sostenitrice dichiarata della pena di morte, posizione che ribadisce persino nella sua Autobiografia (1977), dove scrive che i criminali dovrebbero essere giustiziati o impiegati come cavie per la scienza.
Le sue storie accettano qualsiasi forma di punizione definitiva: che il colpevole muoia per esecuzione, suicidio o incidente, l’importante è che il “prezzo del sangue” venga pagato. Questa visione attraversa tutta la sua produzione, anche nei dettagli: basti pensare a come reagiscono i personaggi davanti a leggi più indulgenti o a riforme abolizioniste, spesso con fastidio o sarcasmo.
Il matrimonio come strumento di ordine
Tuttavia, c’è un altro strumento attraverso cui Christie ristabilisce l’ordine spezzato dal crimine: il matrimonio. Molti suoi romanzi si chiudono con una coppia che si forma, una promessa d’unione che serve a ricucire lo strappo prodotto dal delitto. Non si tratta di un vezzo narrativo, né solo di una concessione al lieto fine: è una precisa scelta ideologica. Se il crimine spezza i legami sociali, l’amore e l’unione li ripristinano. Anche questo è un modo per riportare l’equilibrio in un universo minacciato dalla devianza.
Rileggere Christie con occhi nuovi
Rileggere oggi Agatha Christie significa riconoscerne non solo il talento letterario, ma anche la potenza simbolica. I suoi romanzi sono veicoli di un’idea forte di ordine e giustizia, spesso rigidamente normativa.
È possibile apprezzare le sue storie senza necessariamente aderire ai valori che le animano ed è proprio questa distanza critica che rende la lettura ancora più stimolante. La letteratura, anche quella popolare, parla del mondo in cui è nata, e talvolta lo giudica con durezza.
