Walk and talk therapy: la psicoterapia all’aperto

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Passeggiata nella natura durante una seduta di walk and talk therapy

La walk and talk therapy è una pratica che integra terapia verbale, attività fisica blanda e contatto con la natura, sostenuta da evidenze scientifiche crescenti. Come reagiremmo se ci proponessero di svolgere la prossima seduta di psicoterapia all’aperto, passeggiando nella natura? Letteralmente “cammina e parla”, questa pratica può amplificare alcuni benefici del trattamento psicoterapeutico tradizionale. Le ragioni ipotizzate sono diverse.

In questo articolo

  • Cambia il rapporto tra terapeuta e paziente
  • Meno stress
  • Migliora memoria e attenzione
  • Perché la natura ci fa stare bene
  • A chi non è adatta
  • Come pianificarla
  • Come tutti possono sfruttare gli ecobenefici
  • Cambia il rapporto tra terapeuta e paziente

    Tra gli aspetti più rilevanti viene segnalato il cambiamento nella dinamica tra terapeuta e paziente. Camminare fianco a fianco, anziché sedersi uno di fronte all’altro in uno studio, può attenuare la percezione di squilibrio di potere e rendere la relazione più collaborativa e meno formale. Implica una forma di co-regolazione: il ritmo condiviso del passo può favorire una sintonia non verbale tra terapeuta e paziente, facilitando l’allineamento emotivo.

    Inoltre, l’assenza dell’obbligo di mantenere un contatto visivo diretto riduce la possibile pressione legata allo sguardo altrui e può incoraggiare una maggiore autoconsapevolezza e libertà di espressione, anche su temi complessi o dolorosi come un lutto o una perdita.

    Meno stress

    Un altro aspetto riguarda lo stress. Da diversi studi è emerso come elementi come la luce solare, il verde, l’aria aperta e i suoni naturali contribuiscano a favorire il passaggio da una risposta di allerta a uno stato più equilibrato del sistema nervoso. Il tempo trascorso in natura è associato a una riduzione del cortisolo, l’ormone dello stress, e a un miglioramento della variabilità della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa.

    Migliora memoria e attenzione

    Marc Berman, oggi professore di Psicologia all’Università di Chicago, pioniere nello sviluppo delle neuroscienze ambientali e autore del libro Nature and the Mind: The Science of How Nature Improves Our Physical, Mental and Social Well-Being, da ricercatore aveva ideato uno studio per misurare i benefici sul cervello della camminata in ambienti naturali.

    I partecipanti, dopo un compito di memoria e attenzione, hanno mostrato un miglioramento di circa il 20% nelle prestazioni di memoria a breve termine rispetto a chi ha passeggiato in un contesto urbano. L’esperimento è stato replicato in stagioni diverse, a giugno e a gennaio. In inverno la passeggiata è risultata meno piacevole, ma ha prodotto benefici cognitivi comparabili. Un dato che suggerisce come l’effetto non dipenda soltanto dalla valutazione soggettiva positiva dell’esperienza.

    Perché la natura ci fa stare bene

    Una possibile spiegazione del perché la natura ci fa così bene è la cosiddetta teoria del ripristino dell’attenzione. La capacità di attenzione diretta è una risorsa limitata, continuamente sollecitata nel contesto urbano caratterizzato da stimoli intensi, rumore, traffico e richieste cognitive costanti. La natura, al contrario, esercita una forma di attenzione “soffusa”: coinvolge senza sovraccaricare, consentendo il recupero delle risorse attentive e favorendo una rigenerazione delle funzioni cognitive.

    A chi non è adatta

    L’American Psychological Association (APA) ha pubblicato nuove indicazioni su come integrare la walk-and-talk therapy nella pratica clinica. Non è, infatti, adatta a tutti. Pazienti con una storia di traumi gravi, con disturbi mentali seri, come i disturbi psicotici, o con disturbi del comportamento alimentare che potrebbero usare il cammino come strumento di controllo del peso, possono necessitare di un ambiente più prevedibile e strutturato come uno studio professionale. Gli spazi esterni, inoltre, potrebbero non essere percepiti come sicuri da persone appartenenti a gruppi marginalizzati.

    Come pianificarla

    L’APA sottolinea che l’integrazione della walk-and-talk therapy richiede pianificazione e competenze specifiche. È necessario affrontare in modo esplicito il consenso informato, considerando che in spazi pubblici le conversazioni potrebbero essere ascoltate, e concordare in anticipo come comportarsi nel caso di incontri con persone conosciute.

    Sul piano operativo, il terapeuta dovrebbe valutare e mappare i percorsi prima delle sessioni, disporre di una formazione in primo soccorso e portare con sé un kit di emergenza.

    È inoltre raccomandata una preparazione specifica in ecoterapia per integrare in modo consapevole gli elementi naturali nel processo clinico. Un malinteso comune è che per fare terapia all’aperto servano parchi nazionali o paesaggi spettacolari. Gli esperti sottolineano, invece, che la natura è ovunque, anche in un parchetto cittadino, e che la chiave risiede nel notare ciò che ci circonda, dal canto degli uccelli a una piccola pianta che spunta dal marciapiede.

    Come tutti possono sfruttare gli ecobenefici

    Anche chi non segue un percorso di terapia può beneficiare di questi ecobenefici seguendo alcune pratiche basate sulla ricerca. La pratica della mindfulness, quindi della consapevolezza del qui e ora, può essere esercitata osservando le cime degli alberi, ascoltando i suoni naturali o seguendo il movimento dei rami al vento, così da sintonizzare i sensi e favorire un’attenzione focalizzata, ma rilassata.

    La filosofia scandinava del friluftsliv invita a uscire all’aperto a prescindere dalle condizioni meteorologiche, integrando poi il rientro in un ambiente confortevole. Infine, quando non è possibile accedere a spazi verdi, elementi che richiamano la natura, come piante da interno, immagini di paesaggi o registrazioni di suoni naturali, possono offrire benefici, sebbene meno intensi rispetto all’esperienza diretta.

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    Corriere della Sera