Giornata mondiale del sonno: strategie per dormire meglio

Infografica sul sonno che protegge cuore, cervello e longevìtà

Dalla salute del cuore alla prevenzione della demenza, sempre più studi dimostrano che la qualità del sonno influisce su tutto l’organismo. Dormire 7-8 ore, mantenere orari regolari e esporsi alla luce naturale al mattino: sono alcune delle strategie che la scienza indica per migliorare il sonno.

Oggi, venerdì 13 marzo 2026, si celebra la World Sleep Day, la Giornata mondiale del sonno, un appuntamento internazionale dedicato alla promozione della salute del sonno. Il tema scelto per questa edizione è «Sleep Well, Live Better», dormire bene per vivere meglio: un messaggio semplice ma supportato da un numero crescente di evidenze scientifiche.

La ricorrenza riunisce migliaia di professionisti della salute, ricercatori e associazioni in tutto il mondo con un obiettivo comune: aumentare la consapevolezza sull’importanza del riposo notturno. La giornata invita cittadini e operatori sanitari a condividere informazioni sul sonno, organizzare attività di sensibilizzazione nelle comunità, intervistare esperti e promuovere comportamenti che favoriscano un riposo adeguato.

In questo articolo:

Il sonno: un pilastro della salute

Il sonno occupa circa un terzo della nostra vita. Se si considera una media di 7-8 ore a notte, significa che una persona trascorre dormendo oltre venticinque anni della propria esistenza.

E non si tratta di tempo «perso». Durante il riposo notturno l’organismo svolge una serie di funzioni essenziali:

  • consolida la memoria e l’apprendimento
  • regola il sistema immunitario
  • mantiene l’equilibrio ormonale
  • permette al cervello di eliminare sostanze di scarto accumulate durante il giorno

Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che dormire bene non serve solo a sentirsi riposati, ma è anche un fattore determinante per la longevità, la salute cardiovascolare e quella cerebrale.

Dormire bene protegge il cuore

Sempre più studi evidenziano il legame tra qualità del sonno e salute cardiovascolare. Ricerche recenti pubblicate su Nature suggeriscono addirittura che un sonno profondo possa favorire il recupero dopo un infarto.

In modelli sperimentali su animali è stato osservato che, dopo un evento cardiaco, alcune cellule immunitarie raggiungono il cervello e attivano neuroni che stimolano il sonno profondo a onde lente. Questo tipo di riposo riduce l’infiammazione cardiaca e migliora la funzione del cuore.

Osservazioni simili emergono anche negli esseri umani. In uno studio condotto su pazienti con sindrome coronarica acuta, chi dormiva bene nelle settimane successive all’infarto mostrava un recupero cardiaco migliore e un rischio minore di nuovi eventi cardiovascolari nei due anni successivi.

Secondo il cardiologo Roberto Pedretti, il sonno insufficiente può aumentare il rischio di diverse patologie cardiovascolari, tra cui:

  • infarto miocardico
  • ipertensione arteriosa
  • aritmie cardiache
  • sindrome metabolica

Il motivo è biologico: dormire poco altera il sistema immunitario, aumenta l’attività del sistema nervoso simpatico — quello che prepara il corpo allo stress — e favorisce uno stato di infiammazione cronica, dannoso per i vasi sanguigni.

Non a caso nel 2022 l’American Heart Association ha inserito il sonno tra i «Life’s Essential 8», gli otto fattori fondamentali per mantenere una buona salute cardiovascolare.

I cinque indicatori di un sonno sano

Non conta solo quante ore si dorme, ma anche come si dorme. Alcune ricerche su oltre 170 mila adulti negli Stati Uniti hanno individuato cinque fattori chiave:

  1. Dormire tra 7 e 8 ore per notte
  2. Addormentarsi senza grandi difficoltà
  3. Non svegliarsi frequentemente durante la notte
  4. Sentirsi riposati al risveglio per almeno cinque giorni a settimana
  5. Non avere bisogno di farmaci per dormire

Le persone che rispettavano queste condizioni mostravano un’aspettativa di vita maggiore: circa 4,7 anni in più negli uomini e 2,4 nelle donne rispetto a chi aveva abitudini meno sane.

Dormire bene ci fa sentire più giovani

Il sonno influisce anche sulla cosiddetta età soggettiva, cioè su quanto giovani o vecchi ci sentiamo rispetto alla nostra età anagrafica.

Due studi pubblicati su Proceedings of the Royal Society B hanno mostrato che anche brevi periodi di sonno insufficiente possono influire sulla percezione dell’età:

  • ogni giorno di sonno insufficiente nel corso di un mese aumenta di circa 0,23 anni l’età percepita
  • due notti con solo quattro ore di sonno possono far sentire le persone oltre quattro anni più vecchie

Questa percezione non è solo psicologica: sentirsi più giovani è associato a migliore salute fisica, maggiore resilienza e una vita più lunga.

Non conta solo la durata: la regolarità è fondamentale

Negli ultimi anni gli studiosi hanno iniziato a concentrarsi anche sulla regolarità del ritmo sonno-veglia.

Una ricerca su oltre 60 mila persone della UK Biobank ha mostrato che mantenere orari di sonno regolari può ridurre il rischio di mortalità fino al 48%, indipendentemente dalla durata del riposo.

Secondo il neurologo Luigi Ferini Strambi, un ritmo regolare aiuta a sincronizzare diversi processi biologici, tra cui:

  • la produzione di cortisolo
  • il funzionamento del sistema immunitario
  • la regolazione della pressione arteriosa

Sonno e cervello: il legame con le demenze

Dormire meno di sei ore a notte tra i 50 e i 60 anni è stato associato a un rischio maggiore di deterioramento cognitivo negli anni successivi.

Uno dei motivi riguarda il sistema glinfatico, una sorta di sistema «spazzino» del cervello che durante il sonno profondo elimina sostanze di scarto come la beta-amiloide, coinvolta nei processi neurodegenerativi.

Quando il sonno è insufficiente o frammentato, questo meccanismo funziona meno bene, favorendo l’accumulo di molecole potenzialmente tossiche.

Anche insonnia persistente e uso cronico di farmaci ipnotici possono essere associati a un rischio maggiore di demenza, anche se il rapporto è complesso e ancora oggetto di studio.

Il ruolo del sonno profondo

Durante il sonno profondo il cervello:

  • consolida le memorie
  • rafforza le connessioni neuronali
  • attiva i meccanismi di pulizia metabolica

Alcuni studi suggeriscono che dormire sul fianco possa favorire una migliore eliminazione delle sostanze di scarto rispetto alla posizione supina.

Uomini e donne dormono in modo diverso

Le donne tendono a percepire una qualità del sonno peggiore rispetto agli uomini, anche quando i dati oggettivi indicano il contrario.

Presentano inoltre una maggiore densità di fusi del sonno, associati ai processi di apprendimento e memoria e alla plasticità sinaptica.

L’importanza della luce naturale

L’esposizione alla luce naturale, soprattutto al mattino, è fondamentale per regolare il ritmo circadiano.

Gli esperti suggeriscono di esporsi alla luce del giorno per almeno 10-20 minuti poco dopo il risveglio. Anche periodi più brevi possono essere utili.

La luce mattutina inibisce la produzione di melatonina e stimola l’attenzione durante il giorno, favorendo una produzione corretta dell’ormone del sonno la sera.

Una buona esposizione alla luce diurna può ridurre i risvegli notturni e migliorare la qualità complessiva del sonno, oltre ad avere effetti positivi su umore, metabolismo e sistema immunitario.

Naturalmente, l’esposizione deve essere sicura e moderata, privilegiando le ore del mattino.

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Corriere della Sera