
Il timo e la longevità sono più legati di quanto si pensasse. Questo piccolo organo sta tra cuore e polmoni e, sebbene lo conserviamo fino all’età adulta, è più attivo nell’infanzia e durante la pubertà, quando costruisce e addestra un repertorio diversificato di cellule T, essenziali per mobilitare una risposta immunitaria adattativa e combattere le infezioni. Il timo è, infatti, un organo linfoide primario, ossia uno dei luoghi in cui il sistema immunitario si forma e matura, grande quanto una noce, che con l’età “invecchia” e va incontro a un processo di involuzione.
Infatti, a poco a poco si deteriora e viene in parte sostituito da tessuto adiposo. Segnali che, per decenni, sono stati interpretati dagli studiosi come indizi di una sua ridotta rilevanza, relegando il timo a poco più di un organo “in pensione”. Il ragionamento era semplice: se il timo svolge la sua funzione nei primi anni di vita, costruendo un repertorio immunitario sufficientemente ricco, allora il sistema immunitario adulto può mantenerlo nel tempo senza bisogno di un suo intervento continuo.
Longevità e stili di vita
Il timo, però, potrebbe prendersi una rivincita. Due studi appena pubblicati su Nature suggeriscono che questo organo a lungo trascurato potrebbe avere un ruolo molto più importante del previsto nella longevità e nella salute dell’adulto. Il team guidato da Hugo Aerts, professore alla Harvard Medical School e all’Università di Maastricht, ha usato un sistema di intelligenza artificiale per analizzare le Tac toraciche di oltre 27mila persone, incrociandole con cartelle cliniche e dati di follow-up fino a 12 anni. Quello che hanno trovato è che la salute del timo varia da persona a persona. Non solo diminuisce con l’età, come ci si aspetterebbe, ma mostra differenze marcate anche tra individui della stessa fascia anagrafica. In alcune persone conserva a lungo caratteristiche compatibili con una funzionalità preservata, in altre il declino è più rapido. Questa differenza si associa a esiti clinici rilevanti.
Nella coorte più ampia dello studio, a 12 anni la mortalità per tutte le cause era del 13,4% tra le persone con timo più sano contro il 25,5% tra quelle con timo meno sano. Il rischio di sviluppare un tumore del polmone risultava inferiore del 36%, mentre la mortalità cardiovascolare era più bassa di circa il 63%. Le associazioni sono rimaste significative anche dopo gli aggiustamenti per età, sesso, fumo e comorbidità.
C’è poi un altro aspetto emerso. Un legame stretto tra salute del timo e stile di vita. Il fumo si associa a un suo peggioramento, così come l’obesità e l’infiammazione cronica, mentre un più favorevole profilo metabolico, una dieta sana e una maggiore attività fisica e minore fragilità fisica si associano a una migliore conservazione della funzione timica. Nel secondo studio, invece, che ha incluso 3.476 pazienti oncologici in trattamento con immunoterapia, i ricercatori hanno notato che chi aveva un timo più sano tendeva a rispondere meglio alle cure.
Il timo e il sistema immunitario
“Queste ricerche ci dicono che il timo non va più considerato come un organo “utile solo nell’infanzia”, ma come un possibile indicatore, e forse anche un regolatore, della capacità dell’organismo di mantenere un sistema immunitario efficiente lungo tutto l’arco della vita”, commenta Luigi Fontana, direttore scientifico del Charles Perkins Centre RPA Clinic & Healthy Longevity Program presso l’università di Sydney (qui il suo canale YouTube).
“Un sistema immunitario che invecchia bene è probabilmente una delle condizioni più importanti per una longevità in salute, perché significa migliore controllo delle infezioni, minore infiammazione cronica e maggiore capacità di sorveglianza contro i tumori. In questo senso, il timo merita più attenzione di quella che ha ricevuto finora. Questo concetto è coerente anche con uno studio pubblicato su Science nel 2022 nel trial CALERIE: in adulti sani, circa due anni di moderata restrizione calorica, intorno al 14% in meno rispetto all’introito abituale, si sono associati a un “ringiovanimento” del timo, con riduzione dell’infiltrazione adiposa e aumento della sua funzionalità, cioè un contrasto almeno parziale alla sua involuzione legata all’età.
È un risultato che suggerisce come l’invecchiamento timico non sia necessariamente un processo del tutto passivo o irreversibile, ma possa essere influenzato, almeno in parte, dallo stile di vita. Questi studi mostrano associazioni forti, però non dimostrano ancora in modo definitivo un rapporto causale quindi ci vuole cautela nell’interpretazione. Il timo, infatti, potrebbe essere non un protagonista diretto, ma un biomarcatore molto sensibile dello stato generale di salute metabolica e infiammatoria dell’organismo. In ogni caso, salute immunitaria, salute metabolica e invecchiamento sano sono probabilmente più intrecciati di quanto pensassimo”.
