
Diete vegetariane bambini: un tema che solleva interrogativi tra i genitori. Negli ultimi dieci anni, la diffusione delle diete a base vegetale ha registrato una crescita costante e trasversale, trasformandosi da scelta individuale a tendenza culturale che investe intere famiglie, incluso bambini e adolescenti, sollevando interrogativi sull’adeguatezza nutrizionale di questi regimi nelle fasi critiche dello sviluppo. A guidare questa scelta sono motivazioni etiche, ambientali e di salute che trovano eco anche in raccomandazioni nutrizionali ufficiali: l’Academy of Nutrition and Dietetics, per esempio, ha riconosciuto come le diete plant-based ben pianificate possano essere adeguate a tutte le fasi della vita.
Tuttavia, per la popolazione pediatrica, il consenso resta parziale e controverso. Una delle ragioni principali è che gran parte delle evidenze disponibili deriva da studi condotti su adulti, i cui risultati vengono spesso estesi in modo improprio ai bambini. Inoltre, infanzia e adolescenza rappresentano momenti caratterizzati da richieste nutrizionali specifiche rispetto agli adulti e un’alimentazione non adeguata potrebbe esporre bambini e ragazzi a carenze nutrizionali o ritardi nella crescita.
I diversi tipi di diete green
Per colmare la frammentarietà delle prove disponibili, un gruppo di ricerca ha condotto una revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata su Critical Reviews in Food Science and Nutrition, che rappresenta il più ampio confronto mai realizzato tra diete latto-ovo-vegetariane, vegane e onnivore in soggetti sotto i 18 anni. Chiariamo subito le differenze tra queste categorie, differenze che riguardano il grado di esclusione degli alimenti di origine animale.
“I latto-ovo-vegetariani non consumano carne e pesce, ma includono nella loro alimentazione latte, latticini e uova. Questo modello alimentare consente di assumere alcuni nutrienti chiave, tra cui proteine ad alto valore biologico, calcio, vitamina B12 e vitamina D, riducendo il rischio di carenze se la dieta è ben bilanciata”, chiarisce Sofia Lotti, biologa nutrizionista e assegnista di ricerca al Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze e coautrice dello studio.
“La dieta vegana rappresenta, invece, una forma più restrittiva di alimentazione perché sono esclusi tutti gli alimenti di origine animale, compresi latte, derivati, uova e miele. Richiede una pianificazione più attenta, perché alcuni nutrienti, primo fra tutti la vitamina B12, non sono presenti naturalmente negli alimenti vegetali e devono essere assunti tramite alimenti fortificati o integrazione”.
I risultati dello studio
La ricerca ha analizzato 59 studi osservazionali per un totale di 48.626 partecipanti, suddivisi in 7.280 latto-ovo-vegetariani, 1.289 vegani e oltre 40.000 onnivori, indagando differenze nell’apporto di nutrienti, nella crescita somatica e nei biomarcatori di salute. “I risultati indicano che le diete latto-ovo-vegetariane e vegane in età pediatrica sono associate a profili nutrizionali e di salute differenti rispetto a quelle onnivore”, continua la ricercatrice.
“I bambini e gli adolescenti che seguono diete a base vegetale presentano un maggiore apporto di fibre e di diversi micronutrienti tipici degli alimenti vegetali, però anche un’assunzione più bassa di alcuni nutrienti importanti per la crescita e lo sviluppo, in particolare vitamina B12, vitamina D, calcio, iodio e zinco, con criticità più marcate nei vegani, soprattutto in assenza di alimenti fortificati o supplementi”.
Crescita e composizione corporea
Dal punto di vista della crescita e della composizione corporea, i dati indicano che i bambini che seguono diete vegetariane o vegane tendono ad avere un profilo più magro rispetto agli onnivori, con valori medi di peso corporeo e indice di massa corporea inferiori. “Tuttavia, nella maggior parte dei casi questi parametri rientrano nei range di riferimento per l’età, suggerendo una crescita complessivamente adeguata piuttosto che un deficit di accrescimento”, chiarisce Lotti.
“Alcuni indicatori della salute ossea, come il contenuto minerale osseo, risultano più bassi nei latto-ovo-vegetariani, mentre le evidenze sui vegani sono ancora limitate e richiedono ulteriori approfondimenti. L’analisi dei biomarcatori conferma un quadro articolato: da un lato emergono profili lipidici più favorevoli, con livelli più bassi di colesterolo totale e LDL, dall’altro si osservano concentrazioni inferiori di alcuni micronutrienti, in particolare vitamina B12, vitamina D e ferritina. Sebbene i valori medi restino spesso entro i limiti di normalità, il rischio di carenze aumenta in assenza di una pianificazione consapevole”.
Mai il fai da te
E’ quindi importante che i genitori abbiano un approccio informato e che si rivolgano a pediatri e a specialisti della nutrizione per gestire correttamente queste abitudini alimentari durante le fasi di rapido accrescimento. “Bisogna che i genitori non vivano la scelta vegetariana o vegana come una semplice esclusione di alimenti”, conclude Lotti.
“Al contrario, si tratta di un percorso che prevede una pianificazione dell’alimentazione in base all’età e alla fase di crescita del bambino e l’utilizzo, fin dall’inizio, di alimenti fortificati e, soltanto quando necessario e dietro parere medico, di integratori, in particolare per nutrienti come la vitamina B12.
Altrettanto importante è il monitoraggio della crescita e dello stato nutrizionale, così da individuare per tempo eventuali inadeguatezze e correggerle. La crescente diffusione di diete vegetariane e vegane in età pediatrica solleva, infatti, questioni che solo di recente stanno trovando uno spazio nella riflessione scientifica e clinica. Per questo è importante rafforzare il dialogo tra famiglie e pediatri, anche attraverso linee guida aggiornate”.
