Dieta vegetariana e cancro: cosa dice la scienza

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Confronto tra modelli alimentari e rischio di cancro: onnivori, pollame, pescetariani, vegetariani e vegani

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Il rapporto tra dieta vegetariana e cancro è più complesso di quanto si pensi. Le diete vegetariane e vegane, se ben pianificate, sono considerate salutari e nutrizionalmente adeguate. Questo emerge dalla letteratura scientifica. Rispetto ai modelli alimentari onnivori, tendono a fornire quantità inferiori di proteine, grassi saturi e alcuni micronutrienti, come la vitamina B12, e, al tempo stesso, apportano in media più fibre, carotenoidi e vitamina C.

C’è però incertezza su come queste diete potrebbero influenzare il rischio di tumori specifici. Nel tempo, non sono mancate affermazioni, tuttavia non supportate da evidenze solide, secondo cui il cancro sarebbe raro tra i vegetariani. Per valutare in modo sistematico l’associazione tra 5 modelli alimentari e l’incidenza di 17 tipi di tumore, un gruppo internazionale di ricercatori ha costituito il Cancer Risk in Vegetarians Consortium, una collaborazione scientifica che ha riunito e armonizzato i dati individuali di nove grandi studi prospettici condotti in Europa, Stati Uniti e Asia. L’analisi, pubblicata sul British Journal of Cancer, è la più ampia sintesi prospettica disponibile sul tema.

Regimi alimentari a confronto

Nel complesso sono stati inclusi 1.817.477 partecipanti provenienti da studi condotti in quattro Paesi: Regno Unito, Stati Uniti, Taiwan e India. I partecipanti sono stati suddivisi in cinque gruppi dietetici in base al consumo di alimenti di origine animale: 1.645.555 consumatori di carne (90,5%, gruppo di riferimento), 57.016 consumatori di solo pollame (3,1%), 42.910 pescetariani (2,4%), 63.147 vegetariani (3,5%) e 8.849 vegani (0,5%).

Sono stati definiti:

  • “consumatori di carne” coloro che assumevano carne rossa e/o carne trasformata;
  • “consumatori di pollame” quelli che escludevano carne rossa e trasformata ma consumavano pollame;
  • “pescetariani” i soggetti che non consumavano carne né pollame ma mangiavano pesce;
  • “vegetariani” coloro che escludevano carne e pesce assumevano però latticini e/o uova;
  • “vegani” quanti non consumavano alcun prodotto di origine animale.

Ecco i risultati principali, ricordando che si tratta di associazioni osservate e non di dimostrazioni causali e vanno quindi confermate da altre indagini. “Studi di queste dimensioni sono preziosi perché ampliano i dati disponibili, offrendo spunti per nuove indagini, ma non consentono di stabilire rapporti di causa-effetto”, precisa Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per Fondazione Umberto Veronesi ETS.

Colon retto

L’International Agency for Research on Cancer and the World Cancer Research Fund (WCRF)/American Institute for Cancer Research (AICR) hanno concluso che il rischio di tumore del colon-retto aumenta con il consumo di carne lavorata ed è probabilmente associato anche alla carne rossa non lavorata. I ricercatori hanno osservato che, rispetto ai consumatori di carne, il rischio era inferiore del 15% nei pescetariani, non diverso nei vegetariani e superiore del 40% nei vegani.

L’assenza di una riduzione del rischio nei vegetariani potrebbe apparire in contrasto con l’ipotesi di un effetto nocivo della carne lavorata, ma va considerato che nelle coorti incluse il consumo medio di carne trasformata tra i “carnivori” era relativamente contenuto rispetto alla popolazione generale britannica.

Quanto all’aumento osservato nei vegani, gli autori sottolineano che si basa su un numero basso di casi, va quindi interpretato con cautela. A loro parere, inoltre, sembra non essere compatibile con una semplice spiegazione legata all’assenza di carne. In tutte le coorti, i vegani presentavano il consumo più basso di alcol, un fattore causale noto per il tumore colorettale, e il più alto apporto di cereali integrali e fibre, associati a una riduzione del rischio. Questo suggerisce che altri aspetti delle diete vegane possano essere coinvolti. Una delle ipotesi avanzate riguarda l’apporto di calcio: i vegani avevano le assunzioni più basse tra tutti i gruppi, inferiori ai 700 mg/die raccomandati nel Regno Unito. Il WCRF/AICR ha concluso che latticini e calcio probabilmente esercitano un effetto protettivo nei confronti di questo tumore. Viene inoltre richiamata la possibile rilevanza dei bassi livelli di acidi grassi omega-3 a catena lunga. 

Esofago

Per quanto riguarda il carcinoma squamoso dell’esofago, i vegetariani hanno mostrato un rischio quasi raddoppiato rispetto ai consumatori di carne. In aree del mondo ad alta incidenza di carcinoma squamoso esofageo, regimi alimentari poveri di proteine animali e di alcuni micronutrienti sono stati ipotizzati come fattori contributivi. In particolare, riboflavina e zinco, nutrienti più abbondanti negli alimenti di origine animale, sono stati indicati in studi precedenti come potenzialmente rilevanti per l’integrità dell’epitelio esofageo. 

Reni

Sia i pescetariani sia i vegetariani hanno mostrato riduzioni del rischio di tumore del rene rispettivamente del 27% e 28%. Gli autori osservano che precedenti ricerche hanno riportato concentrazioni più basse, in questi due gruppi, di KIM-1 (Kidney Injury Molecule-1), un biomarcatore associato al rischio di carcinoma renale. Inoltre, viene citata l’ipotesi che elevati apporti di proteine animali possano avere effetti sfavorevoli sulla salute renale. 

Prostata

Il rischio di tumore della prostata è risultato inferiore del 7% nei consumatori di solo pollame e del 12% nei vegetariani. Tuttavia, quando i ricercatori hanno ripetuto le analisi limitandole ai non fumatori, l’associazione si è indebolita, suggerendo anche in questo caso prudenza nell’interpretazione. Una possibile spiegazione è l’ipotesi che un minore apporto di proteine animali possa tradursi in livelli più bassi di IGF-I (insulin-like growth factor I), un fattore di crescita associato in studi precedenti a un aumento del rischio di carcinoma prostatico. 

Pancreas

Sia il World Cancer Research Fund sia gli autori dello studio sottolineano che il ruolo dell’alimentazione nel tumore del pancreas resta poco chiaro. In questa analisi i vegetariani hanno mostrato un rischio inferiore di circa il 21%, un dato che potrebbe suggerire una possibile protezione, ma che si attenua nelle analisi ristrette ai non fumatori. Il risultato va quindi interpretato con cautela, anche alla luce della relativa rarità di questo tumore e del numero limitato di casi osservati.

Sangue

Per quanto riguarda il mieloma multiplo, i vegetariani hanno mostrato una riduzione del rischio del 31% rispetto ai consumatori di carne. Le evidenze precedenti sul ruolo dell’alimentazione in questo tipo di tumore sono limitate e l’unico fattore dietetico attualmente riconosciuto come associato al rischio è l’obesità. Per il linfoma non-Hodgkin e per la leucemia, invece, non sono emerse differenze significative tra i diversi gruppi dietetici.

Seno

Per il tumore della mammella, il rischio risulta più basso di circa il 7% nelle pescetariane e di circa il 9% nelle vegetariane, soprattutto tra le donne in postmenopausa. Si tratta però di differenze che si attenuano dopo aver tenuto conto dell’indice di massa corporea.

Limiti dello studio

Nonostante le dimensioni del campione, gli autori invitano alla cautela. I vegani rappresentano solo lo 0,5% dei partecipanti e il numero di casi osservati in questo gruppo è ridotto, con conseguente minore potenza statistica. Come in ogni studio osservazionale, non è possibile stabilire relazioni di causa-effetto né escludere del tutto l’influenza di fattori non misurati o misurati in modo imperfetto. “Le differenze tra i gruppi dietetici si intrecciano con stile di vita, caratteristiche metaboliche e altri elementi che non sempre possono essere isolati con precisione. Per esempio, non sono disponibili informazioni approfondite sulla familiarità oncologica”, commenta  Dogliotti. “Inoltre, in quasi tutte le coorti, vegetariani e vegani avevano in media un peso corporeo inferiore rispetto ai consumatori di carne. Poiché l’eccesso di adiposità è un fattore di rischio noto per diversi tumori, una parte delle differenze osservate potrebbe essere legata anche a questo aspetto e non esclusivamente alla composizione della dieta. Separare l’effetto del peso da quello dell’alimentazione resta complesso”.

Che cosa impariamo da questa ricerca

Non possiamo concludere che l’esclusione totale dei prodotti animali rappresenti in automatico una protezione assoluta contro tutti i tumori”, chiarisce l’esperta. “Questo studio mostra un quadro più sfumato. Non vengono messe in discussione le raccomandazioni consolidate rappresentate dalle linee guida attuali per una sana alimentazione che invitano a limitare il consumo di carne rossa e trasformata e a privilegiare un’alimentazione ricca di vegetali. Il pesce presenta un profilo lipidico diverso. Oggi la scelta di escludere del tutto i prodotti animali sembra avere una motivazione soprattutto etica e di sostenibilità più che preventiva sul piano oncologico. Questo non significa che una dieta vegana ben pianificata (che garantisca quindi uno stato nutrizionale ottimale) comporti rischi maggiori, ma che non può essere considerata, sulla base di questi dati, una strategia di prevenzione universale contro il cancro”. 

Corriere della Sera

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