
In questo articolo:
Che cos’è l’Accademia Veronesi
Corsi in presenza: gli atelier
Formazione online: Senologia in pillole
Breast Talk: il congresso nazionale
La testimonianza di Stefano Spinaci
Che cos’è l’Accademia Veronesi
Porta il nome di Umberto Veronesi l’Accademia che, dal 2018, ha coinvolto oltre 2.000 professionisti sanitari e più di 200 relatori provenienti dalle principali istituzioni ospedaliere italiane in un percorso di alta formazione dedicato alla cura del tumore al seno, promosso da Fondazione Umberto Veronesi ETS. Un impegno che si rinnova anche nel 2026 e che prosegue la traccia lasciata dal professore: affiancare “all’anima” della Fondazione, rappresentata dal sostegno alla ricerca oncologica di eccellenza, dalla diffusione della cultura scientifica e dalla promozione della prevenzione e dei corretti stili di vita, l’alta formazione.
Lo scopo è rafforzare le competenze cliniche in un’area a elevata complessità che richiede un approccio integrato e un aggiornamento continuo. “L’Accademia nasce in un contesto che presenta una criticità strutturale: in Italia non esiste un percorso universitario dedicato alla senologia”, spiega Corrado Tinterri, direttore Breast Unit di Humanitas Research Hospital e direttore scientifico dell’Accademia Veronesi. “Il tumore della mammella è la prima patologia italiana oncologica che ha una dignità curativa all’interno del sistema sanitario nazionale. La rete delle Breast Unit è stata formalmente riconosciuta e inserita tra i Livelli essenziali di assistenza (LEA). Tuttavia, molti professionisti costruiscono le proprie competenze attraverso esperienze sul campo o percorsi non uniformi sul territorio nazionale”.
Corsi in presenza: gli atelier
I corsi dell’Accademia sono di due tipi: in presenza e on line. I primi si chiamano atelier e sono cinque all’anno. “Sono percorsi a tema rivolti a giovani specializzandi e specialisti, con l’obiettivo di aggiornare e rendere omogenee le competenze di tutti i professionisti coinvolti nella cura del tumore della mammella. Non solo chirurghi, ma oncologi medici, radiologi, radioterapisti, anatomopatologi, medici nucleari, infermieri, tecnici di radiologia”, continua Tinterri. “La sede dei corsi è Villa Verganti-Veronesi, a Inveruno, dove Umberto Veronesi visse, un luogo che rappresenta simbolicamente la radice della nostra scuola senologica. La particolarità del modello formativo è di essere un laboratorio per pochi, 12-14 partecipanti alla volta, e di superare la classica formazione frontale. Si risiede, infatti, tutti in villa per 2-3 giorni e ogni momento della giornata è dedicato al confronto su casi clinici, competenze, innovazioni terapeutiche. Ne nasce un aggiornamento continuo che non finisce al termine della relazione”.
Formazione online: Senologia in pillole
La seconda tipologia di corsi è on line, pensata per garantire continuità formativa e accessibilità su tutto il territorio. “La formazione a distanza è stata battezzata “Senologia in pillole”, un titolo che restituisce bene la filosofia del progetto: webinar snelli, con una durata di 30 minuti per la relazione, cui segue un quarto d’ora di discussione, ciascuno dedicato a un singolo argomento sempre nell’ottica della multidisciplinarietà”, chiarisce Bettina Ballardini, responsabile della Formazione a distanza dell’Accademia Veronesi, Direttrice del Dipartimento di Chirurgia Senologica e Direttrice della Breast Unit del Gruppo MultiMedica. “Accanto ai temi più clinici, ogni anno vengono inseriti anche uno o due appuntamenti focalizzati su aspetti meno consueti nei congressi. Quest’anno, per esempio, sono previsti incontri dedicati alla sessuologia e alla comunicazione medico-paziente, sempre declinati in relazione alla patologia mammaria e alle sue implicazioni cliniche, psicologiche e di relazione”.
Breast Talk: il congresso nazionale
Infine, ogni due anni l’Accademia organizza un congresso nazionale secondo la formula classica di un paio di giorni. “Si chiama Breast Talk e rappresenta il momento di confronto più ampio della comunità senologica”, conclude Ballardini. “Dopo le edizioni del 2022 e del 2024, l’appuntamento di quest’anno è previsto per novembre, a Milano. La sede è il Quark Hotel dove Umberto Veronesi aveva iniziato a organizzare i primi congressi “Milan Breast”, appuntamenti che hanno segnato una stagione importante della senologia italiana”.
La testimonianza di Stefano Spinaci
Quando ha inviato il curriculum all’Accademia Umberto Veronesi non sapeva se sarebbe stato selezionato. Sapeva, però, che quella candidatura rappresentava qualcosa di diverso di un classico corso di aggiornamento, un passaggio decisivo dentro un percorso professionale già avviato però ancora in costruzione. Era il 2019. Allora Stefano Spinaci, 33 anni, aveva alle spalle sei anni di studio alla facoltà di Medicina di Genova e altrettanti di specializzazione in Chirurgia generale. Oggi, ha 40 anni, ed è responsabile UOS Senologia territoriale dell’IRCCS AOM dell’Azienda ospedaliera di Genova. Un incarico che racconta una traiettoria costruita nel tempo, attraverso scelte progressive e una formazione che, nel caso della senologia, non segue un binario accademico dedicato. “La senologia, pur essendo un ambito ad alta complessità clinica e organizzativa, non ha, infatti, una scuola di specializzazione autonoma”, racconta. “Il percorso resta quello della chirurgia generale, all’interno del quale si può orientare la propria attività verso la patologia mammaria, attraverso rotazioni ed esperienze in Breast Unit. È proprio in questo spazio, tra formazione universitaria generalista e iperspecializzazione richiesta dalla pratica quotidiana, che l’Accademia trova il suo senso”.
Spinaci vi arriva quando è già immerso nella disciplina in maniera regolare, dopo anni trascorsi tra l’Istituto Tumori di Genova e un periodo in Humanitas, prima di rientrare nel capoluogo ligure dove oggi dirige la divisione. “Per me l’Accademia è stata un’esperienza positiva per due motivi. Il primo, quello più ovvio, è l’aggiornamento scientifico, l’arricchimento della cultura oncologica senologica garantito da docenti con un profilo elevato e una forte esperienza clinica. Il secondo, forse ancora più importante, è il metodo”, continua Spinaci. “Per anni si è compiuto un enorme errore pensando che l’oncologia senologica, un po’ come tutta l’oncologia, fosse una disciplina o prettamente farmacologica-medica o prettamente chirurgica. In realtà, l’Accademia ti fa comprendere in che modo tu debba aggiornarti per essere un professionista completo. Completo non nel senso di essere tuttologo, concezione ormai superata, ma nel senso di sviluppare la capacità e la modalità di dialogare e confrontarsi con le altre figure della Breast Unit: oncologi medici, radioterapisti, anatomopatologi, radiologi, infermieri specializzati. Questo è un aspetto molto importante, che riguarda tanto i giovani specialisti quanto i professionisti più esperti, chiamati a rinnovare il proprio approccio in un contesto in cui le decisioni terapeutiche nascono sempre più da un processo collegiale multidisciplinare”.
C’è poi un altro aspetto, meno visibile agli occhi del pubblico, tuttavia altrettanto centrale: la capacità di comprendere la ricerca. “Non tutti lavorano in istituti ad altissima produzione scientifica, tutti però devono saper leggere in modo critico uno studio, interpretarne i risultati e adattarli al proprio contesto clinico”, aggiunge Spinaci. “In questo senso, l’Accademia contribuisce a rendere più omogeneo l’accesso all’aggiornamento, riducendo le distanze tra centri di dimensioni diverse e favorendo una diffusione più equa delle competenze. Non dimentichiamoci, infine, il lato più umano. Quando frequenti l’atelier ti relazioni con colleghi di altre realtà in un gruppo ristretto e spesso questi rapporti si mantengono nel tempo”.
Corriere della Sera
CORRIERE_DELLA_SERA_07032026