Yoga e intestino irritabile: i benefici dimostrati

  • Categoria dell'articolo:Salute
Donna che pratica yoga per alleviare i sintomi della sindrome dell'intestino irritabile

In questo articolo

Nella prossima prescrizione a chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile (IBS), accanto ai consigli complementari alle terapie farmacologiche come quello di seguire una dieta specifica per ridurre i sintomi intestinali, potrebbe comparire una voce inaspettata: “Yoga, tutte le settimane”. Perché? La risposta arriva da uno studio pubblicato su Comprehensive Physiology. I ricercatori hanno indagato, attraverso una revisione sistematica di dieci studi clinici, l’efficacia dello yoga come terapia complementare per gestire questo disturbo che interessa tra il 5% e il 10% della popolazione mondiale. Pratiche basate sulle posizioni tipiche dello yoga (Asana), sul controllo del respiro (Pranayama) e sulla meditazione (Dhyana) sembrano, infatti, poter migliorare la qualità della vita dei pazienti che soffrono di IBS. Questa sindrome si manifesta con dolore addominale ricorrente associato ad alterazioni del transito intestinale, come diarrea, stipsi o un’alternanza di entrambe.

Le terapie a disposizione

“Lo yoga sembra efficace soprattutto come associazione ai trattamenti convenzionali che spesso da soli non sono sufficienti a migliorare del tutto i sintomi”, spiega Andrea Costantino, gastroenterologo all’Ospedale Policlinico di Milano e coautore dello studio. “Nelle manifestazioni di IBS più gravi, le terapie classiche prevedono l’impiego di antidepressivi a basse dosi, usati anche in assenza di ansia o depressione, perché capaci di ridurre la sensibilità eccessiva dell’intestino e l’attenzione amplificata che il cervello dedica ai segnali provenienti dall’apparato digerente. Nelle forme più moderate, invece, terapie che agiscono sul microbiota intestinale e sulla motilità intestinale possono risultare efficaci. Tra i trattamenti non farmacologici, le diete e interventi di tipo psicologico possono essere di aiuto”.

Tra le cause, anche quella psicologica

L’insorgenza e l’evoluzione di questa sindrome sono influenzate da una combinazione di fattori, tra cui una predisposizione genetica, le abitudini alimentari e l’equilibrio del microbiota intestinale. Tuttavia, molte evidenze scientifiche indicano proprio il ruolo significativo della componente psicologica, a sostegno dell’ipotesi di un’interazione bidirezionale lungo l’asse intestino-cervello. “L’IBS è, infatti, uno dei numerosi disordini gastrointestinali chiamati disordini dell’asse intestino-cervello a cui appartengono anche i disturbi digestivi alti o il gonfiore addominale”, prosegue l’esperto. “Lo yoga sembra agire positivamente su questo asse contribuendo a una riduzione dell’ansia e della depressione. In molti dei dieci studi analizzati, i partecipanti assegnati in modo casuale alla pratica dello yoga hanno, infatti, mostrato miglioramenti rispetto a quelli sottoposti a terapie convenzionali, sia in termini di disturbi intestinali che di benessere psicologico e qualità della vita”.

Il confronto con altri approcci terapeutici: la dieta

L’efficacia terapeutica dello yoga è stata confrontata con diverse strategie, tra cui la dieta low-FODMAP, un regime alimentare a basso contenuto di carboidrati altamente fermentabili, che si è dimostrata utile nel mitigare diarrea, gonfiore e dolore addominale. “In uno studio, i risultati sono stati simili in termini di riduzione dei sintomi, ma nel gruppo che praticava yoga si è osservato un miglioramento più marcato dell’ansia“, chiarisce Costantino.

La camminata

“In un’altra ricerca, lo yoga è stato messo a confronto con una semplice camminata: entrambe le attività hanno prodotto effetti benefici, lo yoga però ha avuto un impatto più profondo sui sintomi intestinali di tipo somatico e sulla maggiore sensibilità dell’intestino, uno dei meccanismi alla base del dolore nei pazienti con IBS”.

Il farmaco

“Un altro esempio viene da uno studio in cui lo yoga è stato confrontato con un farmaco comunemente utilizzato per rallentare i movimenti intestinali: in questo caso, ha mostrato una riduzione più marcata dei sintomi gastrointestinali e un effetto favorevole sull’equilibrio del sistema nervoso autonomo. In tutte le ricerche analizzate, gli effetti terapeutici dello yoga sono stati valutati dopo un periodo di almeno 6-12 settimane, durante le quali i partecipanti praticavano due, tre o quattro sedute a settimana. Sebbene le prove più convincenti riguardino l’IBS e alcuni disturbi funzionali, è importante ricordare che non deve sostituire le terapie convenzionali, in particolare nelle malattie organiche, ma può offrire un supporto complementare in un approccio integrato”.

I limiti delle ricerche

La letteratura scientifica sullo yoga applicato all’IBS è ancora in una fase iniziale e presenta diversi limiti metodologici. “Nella maggior parte dei casi si tratta di campioni di piccole dimensioni, spesso all’interno di studi pilota o di fattibilità”, precisa il ricercatore. “Un ulteriore elemento critico è l’eterogeneità degli interventi: variano lo stile di yoga adottato, la qualità e l’intensità delle posture, la durata dei programmi, l’inclusione della componente meditativa e le caratteristiche della popolazione studiata. Al momento, non esiste un protocollo di yoga standardizzato e validato da associare in modo sistematico alle terapie convenzionali per l’IBS. Tuttavia, il crescente interesse scientifico per lo yoga nei disturbi funzionali gastrointestinali lascia intravedere la possibilità, nei prossimi anni, di sviluppare protocolli più mirati, integrabili nella pratica clinica, con l’obiettivo di offrire ai pazienti strumenti complementari efficaci per migliorare la qualità della vita”.

Lo squilibrio del terzo chakra

Infine, una curiosità sui chakra, termine sanscrito che significa “ruote” o “centri di energia”, che secondo la tradizione dello yoga sono sette punti energetici principali del corpo umano, in cui si incontrano dimensione fisica, emotiva e spirituale. Se guardassimo l’IBS da una prospettiva yogica, la si vedrebbe come il risultato di uno squilibrio del terzo chakra, localizzato nell’addome superiore, associato a una mente in uno stato di agitazione costante, “senza riposo”. Nella tradizione indiana, lo yoga è definito come la “scienza della liberazione dalla sofferenza umana” e viene considerato una disciplina integrata nella pratica medica, soprattutto in contesti di medicina tradizionale e preventiva. “In questo filone si colloca anche il lavoro del professor Sunil Singh Yadav, docente indiano di yoga, che ha coordinato la revisione e l’analisi degli studi clinici disponibili”, conclude Costantino.

Corriere della Sera